L'iconografia del lavoro II

Tra il 1771 e il 1773 Joseph Wright of Derby dipinge cinque quadri il cui soggetto è la bottega del maniscalco [1] ma è nel XIX secolo che si moltiplicano gli artisti che ritraggono lavoratori che svolgono lavori umili come cameriera, cuoca, battelliere, netturbino... Il contadino cessa di essere ritratto in un ambiente bucolico e diversi autori, come Antonio Fontanesi e Jean-François Millet [2], illustrano invece, in Italia come in Francia, il lavoro nei campi con toni che evocano la fatica, la serenità e la rassegnazione.

Tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, ovvero "i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti", l'arte si interessa ai lavoratori umili e a coloro che sono nelle piazze a combattere la lotta di classe. Tra questi ricordiamo "Piazza Caricamento a Genova" di Plinio Nomellini [3] nella quale avanzano fieri i "camalli" genovesi (facchini e scaricatori dei porti) con il loro tipico maglione blu; "L’oratore dello sciopero" [4] e "La piscinina" (la piccolina) di Emilio Longoni [5], dove nel primo è ritratto un muratore che arringa i suoi colleghi e nel secondo una lavoratrice bambina; Giuseppe Pellizza da Volpedo con il famosissimo "Il Quarto Stato" del 1901 il cui soggetto è ispirato a uno sciopero di lavoratori che suggerisce l’idea di una festa come quella del primo maggio che mette in risalto l'orgoglio dei lavoratori e la loro capacità di imprimere un movimento progressivo alla società e alla storia. 

Nel marzo 1891 si inaugura a Milano presso l’Accademia di Brera la Triennale d’Arte e viene aperta anche una mostra parallela detta l’Esposizione Libera di Belle Arti. Entrambe queste mostre segnano una svolta nella storia della pittura italiana: scompaiono i temi religiosi, mitologici e storici e si impongono argomenti sociali come la povertà, la fame, la vecchiaia infelice e il lavoro. Questi soggetti di conseguenza inominciano ad "esistere", non essendo più possibile ignorarli diventano scomodi e ingombranti: gente comune, poveri, contadini, anziani e lavoratori nelle loro differenti espressioni di umiltà, di bisogno, di riconoscimento del proprio ruolo, di affrancamento, quindi di rabbia, di organizzazione e di lotta. 

Degas [6], Millet, Courbet, Morisot, Morland [7] e molti altri artisti ritraggono stiratrici e lavandaie. Ma l'opera forse più famosa è la "donna che stira" [8] del periodo "blu" di Pablo Picasso (1904) dove la protagonista è una donna del ceto basso che sta lavorando per vivere e le tonalità blu mischiate al grigio e al bianco suggeriscono un'atmosfera pesante carica di stress e stanchezza. In questo quadro le forme della donna sono allungate, delicate e aguzze che sembra quasi trasformarsi in eroina e metafora delle disgrazie e problemi affrontati costantemente dal popolo di poveri che riempivano le società europee dell'epoca.

Nel 1905, ispirato  dal  terribile  incidente del 1881 nella  miniera  di Gessolungo e ai 19 giovani che persero la vita nell'incendio di alcune gallerie, Onofrio Tomaselli dipinge "I Carusi" [9] a seguito di un temporaneo soggiorno del pittore presso il barone La Lumia, proprietario di miniere di zolfo. L’opera è un grido contro lo sfruttamento minorile nelle zolfatare siciliane. Gioacchino Guttuso Fasulo interpreta il quadro con queste parole: "È il passaggio montuoso pieno di luce di una zolfara siciliana, il teatro di quello sconcio sociale di cui si sono tanto vanamente occupati gli umanisti del giorno; dove giovanissime creature si logorano in un lavoro consumatore della mente e della fibra […]. Rilevo soltanto che il monito sociale non è mai emerso con tanta ripercussione di pena […] così come avviene da questo quadro suggestivo, palpitante di vita […]."

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Da :
nove/diciotto

di a. baroni

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Sono Alberto Baroni, appassionato d’arte e fumettista torinese. Quando m’è stato proposto di tenere una rubrica sull’arte, mi sono chiesto di che cosa potessi parlare. Essendo le mie strisce a fumetti  [ http://www.nove-diciotto.it ] ambientate nel mondo del lavoro contemporaneo ho pensato di proporre opere raffiguranti appunto il lavoro, scegliendo però poi di estendere l’ambito e trattare l’iconografia di vari personaggi e situazioni, seppur con uno sguardo privilegiato sulle raffigurazioni dei lavoratori.

 

Alberto Baroni è nato a Milano il 16 giugno 1963 e vive a Torino.

Nel 2018 ha pubblicato per Jona Editore “Finché le ferie non vi separino…” [ http://www.nove-diciotto.it/ebooks.asp ], il primo volume delle strisce a fumetti “Nove-Dicotto” e nel 2020 il secondo volume dal titolo “Taci, il padrone ti ascolta!”

Qui [ http://www.nove-diciotto.it/presentazione.asp ] è possibile vedere una breve presentazione dell’opera disegnata dall’autore stesso.

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