La Medusa e il suo sguardo, una leggenda che ancora oggi affascina e incuriosisce

Chi era l’anguicrinita Medusa?

Era un’essere mitologico (sì con l’apostrofo perché era femmina), con un grappolo di serpenti feroci e soffianti al posto dei capelli e degli occhi a spirale, che, si diceva, rendessero di pietra chiunque vi si perdesse in essi.

E qui si potrebbero aprire innumerevoli discorsi dalla fantascienza alla fantarcheologia passando per le teorie dell’evoluzione, quelle delle invasioni aliene, e via raccontando.

Chi era? Qualcuno che ha attraversato il nostro pianeta un tempo infinitamente lontano da noi, ma la cui presenza è stata così sconvolgente da giungere fino ai nostri giorni ammantata di timore e riverenza?

O forse, prima della nostra stirpe di umani esisteva sul pianeta un’altra genìa, fatta di esseri meravigliosi e sconvolgenti agli occhi dei nostri avi?.

Oppure si trattava qualche visitatore astrale dalla strana capigliatura che era atterrato sul curioso pianeta azzurro per conoscerne gli abitanti.

O, chi lo sa, può anche essere che i nostri antenati avessero una fantasia dannatamente  galoppante e tutto quello che ci hanno tramandato è frutto delle loro menti esagitate.

Qualunque sia la verità, che tanto non scopriremo mai…  Ecco la Medusa ed il suo sguardo.

Perché si restava pietrificati nel guardarla?

Perché era un mostro innominabile o forse perché era di una bellezza tale che ogni cellula del corpo dell’osservatore collassava su sé stessa, fino a diventare pietra?

Immaginiamo che negli occhi di Medusa, invece, donassero sapienza, saggezza, armonia.

Che il suo sguardo incamerasse, nei quattro angoli del mondo ed oltre le Colonne d’Ercole, tutto quanto era bellezza ed emozione, e donasse questa luce a chi aveva il coraggio di perdersi in esso.

Ancora adesso si dice ‘restare di pietra’, quando, nel bene o nel male si è testimoni di qualcosa di mirabolante o inusitato.

Ecco, questo è il desiderio della Medusa, riemersa dai vortici del tempo.

Posare il suo sguardo su ogni cosa sia bella e doni emozioni, per poi cedere l’incanto a chiunque abbia voglia di perdersi nel fondo del suo sguardo….

Lo Sguardo di Medusa si poserà sui libri che hanno creato vortici nei cuori di chi li ha amati e da loro si è fatto possedere. E ci racconterà le percezioni e le emozioni provate.

Ah, come diceva qualcuno… honni soit qui mal y pense

L’OMBRA DEL VENTO
di 
carlos Ruiz Zafón

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Ecco un libro che è forza, curiosità, stupore, magia.

Carlos Ruiz Zafón era (sì, purtroppo era) un autore, anche abbastanza apprezzato, di romanzi per ragazzi ed uno sceneggiatore.

Ed un giorno, ispirato da chissà quale Musa (perché sicuramente c’entra nella cosa l’intervento di una qualche divinità benevola-) scrive un romanzo diverso da ogni cosa da lui scritta prima.

Nel 2001, proprio all’affacciarsi del nuovo millennio, regala al mondo ed ai tempi a venire quello che sicuramente diventerà una pietra miliare nel modo della letteratura, tra gli amanti delle buone letture, per coloro che amano il suono della parola e si fanno cullare dai sogni degli spiriti ardenti.

L’Ombra del Vento

Zafón era nato a Barcellona e in seguito si era trasferito in America per diventare un apprezzato sceneggiatore.

Ma è a Barcellona, nel 1945 che inizia il racconto de L’Ombra del Vento.

In una città straziata, dilaniata dalla guerra civile, oppressa dal franchismo, dipinta con toni cupi e descritta dolente e malata inizia il cammino del protagonista, Daniel Sempere e con lui quello di ogni lettore innamorato dei libri.

A undici anni, in una livida mattina, Daniel viene accompagnato dal padre in quello che è il luogo mitologico e sacro per chiunque ami leggere: il Cimitero dei Libri Dimenticati.

Sceglie – o è scelto – tra questi preziosi scrigni di sapere perduto, un testo, uno solo:  L’ombra del vento.

Ed in  esso si perde e noi con lui.

Se si volesse fare un riassunto di questo libro, in ogni caso ed in ogni modo, pure con la massima buona volontà…  sarebbe come se, nel fare un riassunto della Divina Commedia si dicesse che è il viaggio di un tizio, all’altro mondo, per andare a trovare un paio di personaggi famosi. (Mi perdoni il Sommo Dante per la blasfemia appena espressa).

Non è possibile. O almeno, è possibilissimo. Ma non sarebbe mai completa, coerente, e non riuscirebbe mai a renderne la magia.

L’Ombra del Vento è un libro che parla di storia, che ha lampi e guizzi di noir, è ad un tratto un gotico venato di horror, non disdegna il risvolto amoroso e sensuale, fa una capatina nel sovrannaturale e presto ti scaraventa di nuovo sulla Terra a confrontarti con la realtà più cruda.

E’ davvero uno scrigno. Ecco, immaginate un forziere, di quelli antichi, nascosto con cura da un potente pirata.

Apriamolo, e all’alzarsi del coperchio un raggio di sole colpisce gli ori e le pietre preziose, a iosa, in esso custoditi.

Sono le storie, i vari sentieri narrativi, le creazioni, i guizzi di genialità che l’Autore ha sapientemente cesellato per noi (sempre con la benevola Musa al suo fianco).

Ecco cosa è l’Ombra del Vento, un intero forziere colmo di tesori rarissimi per la pura gioia di chiunque abbia amato ed ami il suono delle parole, il sussurro del racconto , le immagini che si formano nella mente seguendo lieti la narrazione.

L’abbandono gioioso al vento dei sogni,

L’Ombra del Vento è un omaggio ai libri, a chi li ama, a chi li custodisce. A chi ne è geloso e a chi li brama.

Seguite la curiosità, se ancora non ne siete stati preda, cercate questo libro, assaporatelo, innamoratevi di Daniel e seguite incuriositi le orme di suo padre, trattenete il fiato innanzi all’oscuro e sfuggente Julián Carax, (chi sarà mai, giusto cielo!) e restate assorti e sgomenti ascoltando le storie di Fermín Romero De Torres e di Nuria.

Temete alcuni personaggi e amatene per sempre altri.

Qualcuno non vi abbandonerà mai, altri vorrete fuggirli per sempre.

E’ stato detto che l’Ombra del Vento è uno dei libri che segneranno il secolo, se non il millennio in cui è stato scritto.

Sicuramente un’iperbole, nel fiume di anni che verranno ci saranno certamente nuovi meravigliosi testi che faranno gridare al miracolo, eppure è certo che la luce di questo libro sarà difficile offuscarla.

Zafón scrisse altri tre libri ambientati nel mondo del Cimitero dei Libri Dimenticati, una sorta di arazzo fatto di storie sapientemente intrecciate a creare un intero universo dove ogni amante dei libri, prima o poi, vorrà recarsi in pellegrinaggio, col cuore e con la mente.

Questo fece Zafón per i lettori di oggi e per coloro che verranno. Poi, con un colpo di scena doloroso e straziante, la sua vita finì.

A soli 55 anni, dopo aver creato meraviglie e sogni, chiuse gli occhi, lasciandoci più soli e smarriti.

Piace pensare che venne la Musa in persona ad accoglierlo, per poi condurre il suo spirito coraggioso non nel Cimitero dei Libri Dimenticati, ma più su, oltre le stelle, nello scintillante regno degli Autori Immortali.

Perché statene certi, le sue opere non saranno mai dimenticate.

 

Buona lettura e come sempre… honni soit qui mal y pense